Marzo 29, 2022 Arte e cultura da sud a nord

Una giornata a Gibellina in una Sicilia poco nota ma fortemente evocativa


Una giornata a Gibellina, in una Sicilia poco nota ma fortemente evocativa: così me la immaginavo e così è stata. Sia il Grande Cretto di Burri che il Museo delle Trame Mediterranee di cui vi racconterò, mi hanno scatenato emozioni forti e molti spunti di riflessione che desidero condividere, cari amici viaggiatori!

La storia di Gibellina

La storia di Gibellina è tristemente legata al terremoto che scosse la terra della valle del Belice nel gennaio del 1968, radendo al suolo quasi interamente i paesi situati in prossimità dell’epicentro, tra cui proprio Gibellina. Molte furono le vittime, moltissimi i danni, anche perché la maggior parte degli edifici erano costruiti unicamente in tufo, ed altrettanti gli sfollati. Una situazione che perdurò per decenni, mettendo in evidenza sia l’arretratezza di quella zona della Sicilia, sia l’inadeguatezza della risposta dello Stato nel mettere in atto le misure necessarie.

La fortuna di Gibellina però, fu quella di avere come sindaco un uomo decisamente fuori dal comune, un illuminato, Ludovico Corrao, la cui idea fu quella di voler rilanciare il territorio della valle del Belice attraverso l’arte e la cultura; voleva fare di Gibellina un museo a cielo aperto, rendendola il cuore della Sicilia culturale e turistica. Per far questo venne divulgato un appello di solidarietà, a cui risposero diversi artisti estremamente importanti dell’epoca, tra cui Alberto Burri, autore della più celebre opera del territorio cittadino.

Una giornata a Gibellina, il Cretto di Burri

Il Cretto di Burri, o Grande Cretto, o Cretto di Gibellina, che dir si voglia: qualcosa di unico, secondo me capace di suscitare fortissime suggestioni.

L’opera, che sorge dove era situata la vecchia cittadina, ormai distrutta, nacque dall’idea di creare qualcosa che tenesse sempre viva la memoria di quanto accaduto. “Ecco, io qui sento che potrei fare qualcosa. Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest’avvenimento”. Questo è ciò che disse l’artista quando vide il luogo dove c’erano ancora le macerie del terremoto. 

Il Cretto ,  che significa spaccatura, frattura, crepa, è un tema non nuovo nell’arte di Burri. Ma questo ha una potenza straordinaria. Per le enormi dimensioni: ogni fenditura è larga dai due ai tre metri, mentre i blocchi sono alti circa un metro e sessanta ed è la più grande opera di Land Art in Europa. Per l’evento che rievoca, lo immobilizza nel luogo e nel tempo.

La mia impressione a caldo è stata che, pur trattandosi di un’opera cementificata, è come se fosse sempre in movimento, perché cambia con la luce, col sole, con le nuvole, col vento che soffia, non è mai uguale a sé stessa.

Arrivate fino in cima e godetevelo dall’alto, vi lascerà senza parole…

Non so se si possa definire bella o brutta, ma io credo che l’unicità di un’opera d’arte, al di là della “bellezza” (che poi chissà cos’è…), sia quello di scatenare qualcosa dentro, un’emozione, un sentimento, un’idea. Ed il Cretto sicuramente con me lo ha fatto. Passeggiare all’interno delle sue vie mi ha lasciato un’impressione magica, ed è un’esperienza che certamente vi consiglio.

Il Museo delle Trame Mediterranee

La nostra giornata a Gibellina, in una Sicilia poco nota ma fortemente evocativa, si è conclusa con la visita al Museo delle Trame Mediterranee.

Nel cortile del baglio che ospita il Museo verrete subito accolti da una particolarissima installazione di Mimmo Paladino, la Montagna di Sale, un’installazione in cemento, vetroresina e pietrisco, in cui sono inseriti dei cavalli in legno, che nacque originariamente come scenografia per un’opera di Schiller, che venne messa in scena proprio a Gibellina durante le Orestiadi.

Il museo è un vero piccolo gioiello, uno scrigno che contiene una molteplicità di oggetti d’uso quotidiano, tessuti, gioielli, costumi, ceramiche, oltre ad una serie di dipinti  provenienti dalla collezione personale di Corrao (De Pisis, Guttuso, Rosai, Pirandello) e ad una ulteriore sezione di arte contemporanea, ospitati in un tipico baglio dell’entroterra siciliano. 

Quest’ultima parte della collezione, che cronologicamente è la più recente, comprende opere di Schifano, Accardi, Consagra, Dorazio, Boetti, Pomodoro, e ad ospitarla è adibito l’intero granaio del baglio, allestito con una messa in scena arricchita da luci e musiche semplicemente perfette.

L’idea di fondo che ha fatto nascere questo museo, il suo fil rouge, ciò che lega tutto quello che è ospitato al suo interno, la spiega benissimo il suo fondatore, ancora una volta Corrao: “La Sicilia non può essere compresa che nella vita del Mediterraneo e il Mediterraneo non può leggersi senza la Sicilia. Gli esodi antichi e attuali, le migrazioni…svelano la trama della comune matrice culturale”.

Tutto è accostato in un allestimento museale di grandissimo effetto, quasi commovente, un’opera d’arte essa stessa. Un principio espositivo che vuole valorizzare l’interdisciplinarietà e la multiculturalità, volendo trasmettere, neanche troppo velatamente, il concetto che le diverse culture non solo possono coesistere, ma possono arricchirsi vicendevolmente, valorizzandosi l’un l’altra. Questo messaggio mi pare particolarmente attuale, nonché azzeccato per il mio blog: non è forse questo che ci spinge a viaggiare?? La curiosità di conoscere abitudini, usanze, costumi, luoghi e persone diverse da noi, per avere una visione più ampia del mondo e, quindi, secondo me, anche di noi stessi…

Un’ultima curiosità…

A luglio 2021 a Gibellina è stato riaperto il MAC, Museo di Arte Contemporanea, dopo un intervento di ristrutturazione durato sei anni. Il MAC rimette in mostra oltre 400 opere, tra pittura, scultura, grafica e fotografia, suddivise in otto sezioni in ordine cronologico, dal primo Novecento alle ultime avanguardie, molte delle quali possiedono un forte legame col territorio, come, ad esempio, quelle di Schifano, Guttuso e Burri.

Io non ho fatto in tempo a visitarlo, ma, viste le premesse, sono certa che sarà molto interessante, quindi, se fate una puntatina da quelle parti non perdertelo!!

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