Febbraio 21, 2021 Arte e cultura

Madrid: un giretto al museo Thyssen Bornemisza


Quando si decide di trascorrere qualche giorno a Madrid, l’elegante capitale spagnola, e si traccia un itinerario di massima, tra gli imperdibili ci sarà sicuramente il Museo del Prado, ma in pochi invece decideranno di recarsi nell’altro grande polo museale di Madrid, il Museo Thyssen Bornemisza, nel quale invece vorrei farvi trascorrere un pomeriggio, visto che invece per me è stato il più affascinante, anche perché più inaspettato: una vera chicca! E allora andiamo a fare un giretto al Museo Thyssen Bornemisza!

Guida e biglietti originali, rigorosamente conservati!!

Origini e storia della collezione del Museo Thyssen Bornemisza

La storia della collezione Thyssen-Bornemisza, la più importante collezione privata europea, nonché una tra le maggiori al mondo, si estende lungo l’arco di due generazioni, attraverso le figure di Heinrich Thyssen, a partire dai primi del Novecento, e, successivamente, del suo ultimogenito, Hans Heinrich Thyssen.

I primi acquisti del barone Heinrich Thyssen si concentrarono sul Medioevo e sul Rinascimento, anche se rapidamente, nel giro di una ventina d’anni, la collezione copriva già un arco temporale molto più vasto, con diverse centinaia di opere, che dal XIV giungeva fino al XVIII secolo.

Alla morte del barone, nel 1947, il figlio, Hans Heinrich, portò avanti assiduamente l’opera del padre, espandendo la raccolta e divenendo uno dei massimi acquirenti mondiali fino alla sua scomparsa, nel 2002. Hans Heinrich in principio proseguì, sulle orme del padre, con gli acquisti di opere medioevali e rinascimentali, e poi, a partire dagli anni Sessanta, si aprì anche all’arte moderna, iniziando dagli Espressionisti tedeschi.

L’interesse di Hans Heinrich nei confronti dell’arte moderna si legò, inoltre, ad un ambito quasi sempre trascurato in Europa, cioè la pittura americana dell’Ottocento, ed è  la maggiore raccolta di questo tipo nel nostro continente.

Anche la quinta moglie di Hans Heinrich, Carmen Thyssen Bornemisza, sotto la spinta del marito, cominciò la creazione di una propria raccolta, includendo sia opere in continuità con le scelte del marito, sia acquisti di diversa natura, in particolare di pittura spagnola dell’Ottocento e dei primi del Novecento, che rispecchiano un carattere del tutto personale.

La baronessa continua, ancora oggi, una stretta collaborazione con il Consiglio di Amministrazione del Museo, perpetuando, anche in questo caso, l’attività del marito il quale sottolineava come “desiderio di ogni collezionista è conservare a vantaggio dei posteri i frutti di una vita dedicata alla raccolta di opere d’arte e assicurarsi che la collezione rimanga sempre completa e integra”.

Il museo Thyssen Bornemisza e le sue opere

Inizialmente la collezione Thyssen Bornemisza era stata esposta a Villa Favorita, a Lugano, ma gli spazi erano diventati ristretti rispetto alla mole delle opere da esporre. Quindi, a partire dalla metà degli anni Ottanta, Hans Heinrich iniziò a cercare una nuova sede per poter esporre almeno la maggior parte della raccolta. Molti paesi si offrirono di accogliere un tale patrimonio artistico, ed alla fine la Spagna ebbe la meglio, offrendo sin da subito il Palacio di Villahermosa. Si tratta di una raffinata residenza neoclassica, che era stata teatro di molti eventi culturali, in seguito sede di un istituto bancario, e dopo il fallimento di quest’ultimo, la dimora divenne di proprietà dello stato. Il Palacio di Villahermosa diventò inizialmente un’appendice del Museo del Prado, che si trova proprio di fronte, ma l’accordo col barone, la cui collezione necessitava di uno spazio espositivo ampio e prestigioso, ne determinò la definitiva funzione, e quindi il palazzo fu ristrutturato appositamente per lo scopo dall’architetto Rafael Moneo.

Il percorso museale si estende su tre piani, segue un criterio principalmente cronologico e sostanzialmente abbraccia sette secoli di storia della pittura: si parte da Duccio di Buoninsegna e si arriva a Pollock. Insomma, qualunque genere di pittura voi amiate, qui la potrete trovare; ci sono opere del Ghirlandaio, di Tintoretto, di Caravaggio, di Rembrandt, di Ruben, degli artisti fiamminghi, così come di Monet, Renoir o Gauguin, fino a Kirchner, Picasso e Hopper. Sostanzialmente un vero paradiso per chi ama questa forma d’arte. Perciò, prendetevi tutto il tempo che vi occorre e lasciatevi ammaliare da questa meraviglia, proprio come è accaduto a me.

Due opere: Hopper e Heade

Per passione e per sentimento prediligo la pittura della seconda metà dell’Ottocento e della prima metà del Novecento. Così, durante il nostro giretto al Museo Thyssen Bornemisza, scelgo di farvi “vedere” due opere di questo periodo, entrambe americane, proprio per omaggiare quella che è la più grande raccolta europea di questo genere, come abbiamo già detto prima: due opere che suscitano sentimenti diversissimi, pur provenendo dallo stesso ambito geografico e non essendo lontanissime nel tempo, a riprova di quanto l’arte possa far provare emozioni di ogni tipo.

Stanza d’albergo (1931)

Adoro Hopper, i suoi dipinti mi rapiscono, mi sento trasportata in un altro mondo. Per me nessuno come lui riesce a farti percepire quella sensazione di solitudine, quella “complessità della vita”. Così è anche in Stanza d’albergo, opera molto famosa dell’artista statunitense. E il paradosso per me è che riesce a farti sentire questa malinconia, questa difficoltà della condizione umana non attraverso il buio, ma, anzi, spesso attraverso una luce quasi abbagliante, attraverso la geometria delle forme, attraverso la quasi completa assenza di particolari, raffigurando solo l’essenziale. E quel senso di vuoto mi pervade, l’isolamento dei personaggi delle sue tele diventa anche il mio. Un attimo di turbamento che mi fa perdere e riflettere….

Stanza d’albergo

Orchidea e colibrì vicino ad una cascata (1902)

Ed ecco la sensazione opposta: sempre trasportata in un altro mondo, ma questa volta in uno splendido scenario naturale, in un contesto che trasmette pace e serenità, con, in primo piano, l’orchidea ed il colibrì che sembrano dialogare tra loro, e, sullo sfondo, in mezzo alle nubi ed al verde intenso della foresta, accennata, la cascata. Un uso della luce e del colore leggiadro, mille sfumature, molte pennellate, che ti fanno venire voglia di avvicinarti al quadro sempre di più, quasi a volerci entrare dentro, per non perderne neanche il più piccolo dettaglio.

Un’opera ed un artista che assolutamente non conoscevo, ma che invece mi hanno profondamente colpita…

Orchidea e colibrì vicino ad una cascata

E se per caso vi siete persi il mio racconto di quante altre straordinarie attrattive vi possa offrire Madrid, in fatto di arte e non, andate al mio racconto di viaggio su Madrid cliccando qui!

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